Nella tradizione mesoamericana, Quetzalcóatl è il dio civilizzatore: un serpente piumato capace di muoversi tra cielo e terra. È associato alla conoscenza, alla medicina e alle piante utili all’umanità. Secondo la leggenda fu lui a donare il cacao agli esseri umani.
Quetzalcóatl osservò gli uomini e vide che erano afflitti da debolezza, apatia, stanchezza mentale, disturbi digestivi e un sacco di altri malanni.Tutti quei fastidi potevano essere curati facilmente, avendo a disposizione gli ingredienti giusti. Ma gli alberi di cacao crescevano in un paradiso riservato agli dèi e inaccessibile agli uomini.
Il serpente piumato allora rubò i semi sacri e li piantò tra gli uomini. Insegnò loro come coltivare l’albero, come fermentare e tostare i semi, come macinarli e trasformarli in bevanda schiumosa e rinvigorente. Nacque così la cioccolata rituale, destinata ai regnanti, ai soldati e a chi partecipava alle celebrazioni religiose.
Quando gli spagnoli importarono in Europa la cioccolata, la usarono inizialmente come veicolo per altre medicine. La pasta di cacao, densa e aromatica, permetteva di mascherare il gusto amaro di molte sostanze terapeutiche, rendendole più facili da ingerire. Solo più tardi, aggiungendo ingredienti dolci e profumati, il cacao si guadagnò un posto a tavola come bevanda e tavoletta.
Le molecole del benessere
Alla bevanda di cacao veniva spesso aggiunta la vaniglia, un’altra pianta preziosa della Mesoamerica. Questa spezia non serve solo a migliorarne il gusto: il suo profumo ha effetti fisiologici che modificano il comportamento.
L’aroma della vaniglia stimola reazioni associate all’ossitocina, un ormone coinvolto nella fiducia, nella socialità e nel rafforzamento dei legami affettivi. Per questo la vaniglia tende a rendere le persone più ben disposte verso gli altri e a favorire un clima di prossimità e apertura.
Il cacao, inoltre, è già di per se ricco di triptofano, un amminoacido da cui l’organismo ricava un altro neurotrasmettitore associato al benessere, al rilassamento e alla regolazione dell’umore: la serotonina.
È probabilmente dalla combinazione di questi due fattori che nacque la reputazione del cioccolato come sostanza afrodisiaca. Non tanto per un effetto magico, ma per un insieme di risposte neurochimiche e sociali che favoriscono il benessere di chi consuma cioccolato.
Se però vi andasse di rivolgere un pensiero di ringraziamento al serpente piumato, la prossima volta che qualcuno vi offrisse dei cioccolatini, Quetzalcóatl potrebbe gradirlo!

















