Le sette teste del drago bergamasco

drago con sette teste di Oltre il colleIl drago di Oltre il colle, in provincia di Bergamo, aveva sette teste ed era enorme. Era famelico e non si ammalava mai.
Sappiamo qualcosa del suo aspetto fisico grazie ai racconti degli allevatori a cui aveva mangiato capre e pecore. Il drago era coperto di squame e attorno a ogni testa si muoveva una fitta corona di creste e bargigli.

Gli uomini del paese avevano provato ad attaccarlo in massa, qualche anno prima. Un audace pastore era addirittura riuscito a tagliargli una testa, ma questa era immediatamente ricresciuta.

Io segreto della sua salute straordinaria era una fonte miracolosa, da lui reclamata. L’acqua che ne sgorgava era evidentemente in grado di dare l’immortalità a chi ne beveva. Il drago la difendeva e vi si recava dopo ogni pasto e probabilmente beveva con ognuna delle sette teste, come faceva il drago di Osoppo.

Non era difficile studiare il drago a sette teste. Era talmente grosso che non poteva nascondersi tra i cespugli e anche passare tra un albero e l’altro, nel bosco, gli era difficile. Si limitava a spostarsi tra i campi e si addormentava in piena vista, tra l’erba dei pascoli. Era lento e goffo anche negli spazi aperti, non si curava di nascondere le sue tracce e le sue impronte erano enormi. Alla fine fu proprio l’erba dei pascoli a sconfiggerlo.
I pastori aspettarono la fine dell’inverno, quando l’erba era ben secca, e avanzarono verso il drago incendiando i pascoli. Il drago si ritirò verso la sua fonte per mettersi al riparo nell’acqua. Vi si immerse completamente e non ne uscì più.
Ancora oggi la fonte ha un aspetto torbido e sembra sempre che qualcosa si agiti nelle sue profondità. Tutti sanno che quando il drago deciderà che è venuto il tempo di uscire, saranno guai per la frazione di Ca’ Bonaldi che si trova proprio lì.

La fonte dell’immortalità

La fonte dell’immortalità ha un’acqua piuttosto particolare. Non bolle a 100 °C, come dovrebbe fare un’acqua “per bene”, ma ha bisogno di scaldarsi fino a 110 °C. La ragione di tale comportamento è che è iperminerale, in parole povere è molto salata per essere un’acqua “dolce”. La sua peculiarità fu sfruttata commercialmente per alcuni decenni tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. L’etichetta diceva che l’acqua poteva curare svariati malanni, in realtà al tempo non c’erano studi validi a supporto di questa affermazione.

Il bias di questa leggenda è “la fonte comune”, ovvero l’aver raccolto i dati da persone che parlano del problema partendo da uno stesso punto di vista e misurando sempre e solo le stesse cose. Tutti i pastori descrivono la ferocia del drago perché ne hanno avuto un danno e non ne vogliono la responsabilità. Il fatto che le pecore nell’ovile fossero le uniche bestie che non potevano scappare da un predatore così lento non li sfiora minimamente.

Il drago vendicativo è un racconto tratto dal Libro di Tarcisio Bottani e Wanda Taufer: Racconti Popolari Brembani, curato da Cristian Bonaldi (credo che la famiglia Bonaldi sia proprio la stessa di prima).

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