Come combattevano i mostri nei romanzi medievali? Possiamo leggere del drago di Guerrin Meschino e farcene un’idea.
Nel capitolo XV vediamo una delle guide, quella che precedeva il gruppo di viaggiatori, voltare il cavallo e darsi alla fuga urlando “al drago!” L’istinto, in un primo momento, fa dare di sprone anche al nostro eroe che galoppa verso la salvezza insieme agli altri. Poi sopraggiunge l’orgoglio. Guerrin sente salire la vergogna e quindi ferma il cavallo, smonta e si piazza pronto a combattere. Il drago gli si palesa davanti in forma di un gran verme munito di zampe. La bestia gli afferra lo scudo con gli artigli, gli morde l’elmo e si avvinghia al torso con la coda. Anche in questo caso lo stole di combattimento del drago è quello dell’antichità classica, ovvero punta a stritolare e soffocare.
Guerrin tira un colpo con la spada, ma questo rimbalza senza far danno. L’eroe a questo punto cambia arma e passa al pugnale. Avendo un verme arrotolato addosso, non ha senso insistere con una lama che ha bisogno di ondeggiare per far male davvero. Riesce a infilare la punta tra le squame sollevate del ventre e a uccidere quindi la bestia che molla la presa. Guerrin sviene per lo sforzo e riprende coscienza tra i cuscini, unto di unguenti per contrastare il veleno e riverito dagli indigeni. Il capitolo si conclude con la testa mozzata del drago appesa sul portone del tempio.
Il romanzo cavalleresco e la sua riedizione
Il Guerrin Meschino è un romanzo cavalleresco scritto intorno al 1410. L’autore è Andrea da Barberino, scrittore e cantastorie fiorentino, celebre per la sua rielaborazione della materia di Bretagna e del ciclo carolingio in volgare italiano. L’opera narra le gesta di un giovane cavaliere ignaro delle sue origini nobili. La sua “meschinità” (ossia umile condizione) è solo apparente e serve a giustificare una lunga e avventurosa ricerca dei genitori e della propria identità. Guerrin, come Segurano, è un eroe senza macchia e senza paura che sbaraglia i nemici senza pensarci due volte.
Come avviene per il Milione, durante i viaggi il nostro eroe vede un sacco di bestie curiose e le elenca meticolosamente. Molte di queste creature sono descritte proprio come i lettori del tempo si aspettavano che fossero. Copiate con cura per non deludere il pubblico.
Nel 1991 Gesualdo Bufalino rimaneggia il testo, lo ammoderna e lo infarcisce di citazioni ad altre opere. Pochi anni dopo ne fa una nuova edizione per Bompiani, svelando nelle note tutti i rimandi. Insomma, abbiamo a disposizione un romanzo medievale con gli Easter eggs da trovare. Buon divertimento!

















