Canzone del drago di Elisa Pooli

La canzone del drago di Elisa PooliLa canzone del drago di Elisa Pooli racconta la storia della trasformazione di un animale selvatico in un artefatto.
È una canzoncina per bambini che a me proprio non piace.

Incontriamo il protagonista della canzone che è un gran bel drago di foresta con il corpo tutto a squame e sul capo una gran cresta. Si tratta di un rettile con tutte le caratteristiche che la tradizione europea dava ai draghi. Gli occhi sono descritti con il dispregiativo “occhiacci” e sono di colore rosso e giallo. Se ci pensiamo, il rosso e il giallo sono i colori delle fiamme e ci aiutano a visualizzare il nodo centrale della storia.

Infatti, oltre a un roboante vocione roco, il drago ha due fauci sempre aperte per sputare fumo e fuoco. Nel video si vede che il bestione “semina terrore” fiammando un uccello (che sembra un tucano) e un riccio nascosto tra le fronde. A dire il vero le due bestiole sembrano scocciate per l’affumicatura più che doloranti per la scottatura. Non scappano, non si proteggono, si limitano a sbruffare e a scrollarsi di dosso la fuliggine.
Il drago deve essere descritto come brutto e cattivo per giustificare quello che succede poi.

La trasformazione del drago

Canzone di Elisa PooliL’eroe della canzone è un vecchio uomo che incarna sia il ruolo del combattente che quello del saggio. Lo vediamo entrare in scena appeso a una liana e sottomettere il drago a mani nude. Classica dimostrazione di forza e agilità che sottolineano chi sia il vero re della foresta. La strategia per domare il drago prevede, ovviamente, di usare anche l’intelligenza e quindi dell’acqua. La canzone dice che un giorno un saggio mago lo prese per il collo e in un secchione d’acqua lo tenne un poco a mollo.

Le fasi della trasformazione/sottomissione del drago iniziano silenziandone la voce, legandogli le fauci e canalizzando il fumo in un camino. Dopo aver impedito alla bestia di offendere, il mago si ingegna per limitarne i movimenti eliminando la capacità di camminare autonomamente. Gli amputa le zampe e le sostituisce con delle ruote. Non ancora soddisfatto, il mago obbliga il drago a percorrere dei binari fissi, ripetendo giorno dopo giorno sempre la stessa strada.

Al drago viene poi impedito di comunicare con gli altri draghi. Ricorderete che non poteva più aprire la bocca perché il mago gliela aveva legata. Ora la sua voce diventa un fischio a sette note. Gli altri draghi non riconosceranno la sua richiesta di aiuto e non verranno a liberarlo. Inerme e socialmente isolato può il drago trovare da solo una via d’uscita da questa prigionia? Nel caso gliene fosse rimasto il desiderio, il mago lo priva anche della vista, al posto degli occhiacci gli sistemò due fari.

La coscienza del mago

Drago trasformato in trenoLa canzone finisce con il saggio mago che andò a casa sereno. Aveva cambiato il drago e inventato il treno.
Come può una persona essere serena dopo aver torturato, mutilato e ridotto in schiavitù un essere vivente?

Mi aspetto che qualcuno minimizzi “è una canzone per bambini allegra e orecchiabile, che male vuoi che faccia?”
Qualcuno potrebbe anche obiettare “i draghi non esistono, quindi nessuno si è davvero fatto male”. Io non concordo.

Normalizzare la violenza, il sopruso e l’abuso per includerli nell’educazione dei bambini ci farà vivere, tra vent’anni, in un mondo in cui gli adulti penseranno che questo modo di fare sia legittimo.
Io vorrei vivere in un mondo in cui i problemi si affrontano in altro modo.
Per esempio, si dovrebbe dar voce alle vittime, uccello e riccio, ascoltando la loro esperienza.
Si dovrebbe parlare anche con il drago, capendo perché si comporta in un certo modo.
Uccello e riccio dovrebbero riuscire a comunicare con il drago, esprimendogli il disagio che le fiammate provocano. Il drago dovrebbe avere l’occasione di rendersi conto degli effetti delle sue azioni sugli altri abitanti del bosco. Infine, si dovrebbe dar modo alle comunità di trovare la soluzione che meglio si addice a tutte le creature coinvolte. Lo scopo è convivere, rispettandosi e trovando un equilibrio. Animali non fiammati e draghi a zampa libera, senza maghi a imporre i loro capricci con la forza. Non è saggezza quella usata da questo mago: è prepotenza.

 

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