Vimini, streghe e sollievo dal dolore

cesto in viminiA Roma, il Viminale prende il nome dai vimini perché i salici ricoprivano il piccolo colle. Il miglior salice da intrecciare è il Salix viminalis L. La flessibilità dei rami serve, in natura, per non spezzarsi durante le piene dei fiumi. Diverse civiltà hanno sfruttato questa caratteristica per intrecciare cesti e stuoie.
Per stimolare la crescita di rami tutti delle stesse dimensioni, comodi per le lavorazioni, gli alberi vengono capitozzati. Vi ricordate il platano picchiatore di Hogwarts? I suoi “pugni” sono il risultato di potature drastiche e ripetute nel tempo. La pianta reagisce al taglio attivando le gemme in cima al moncherino. 

Anche il pastorale del vescovo, simbolo di guida e disciplina, è tradizionalmente in salice. Il bastone serve sia a guidare le pecore (prendendole per il collo con la parte curva) che a bastonare i lupi (colpendoli a distanza, senza spezzarsi).

In lingua inglese c’è un legame piuttosto stretto tra il vimine e le streghe. La strega (witch) è cattiva (wicked) e vola sulla scopa fatta di vimini (wicker). Nel folklore europeo, servono diverse piante per assemblare la scopa delle streghe. Un manico di frassino (protettivo che “salva dall’annegamento”), fronde di betulla (in cui si impigliano gli spiriti) e legacci di vimini.

Rimedio per danni ambientali

salici che stabilizzano un versante. Ingegneria naturalistica.Parlo di salici e pioppi nei mesi invernali, quando i loro rami sono privi di foglie e se ne può apprezzare la struttura. In primavera entrambe queste specie diffondono i loro semi affidandoli al vento. Al centro dei fiocchi di lanugine che si trovano lungo i fiumi, se guardate bene, troverete un piccolo seme.

I mesi invernali, in particolare febbraio, un tempo erano dedicati ad aggiustare gli attrezzi agricoli. Si poteva estendere il concetto fino a dedicare un periodo di tempo all’anno a rimediare agli errori del passato, occupandosi non solo di oggetti, ma anche di relazioni, sentimenti e dell’ambiente in cui si vive. Il valore della pausa invernale è offrire una possibilità di miglioramento. 
Concludo quindi ricordando che Salix viminalis, il salice adatto alla cesteria, è anche un iperaccumulatore di metalli pesanti, usato nei progetti di fitorisanamento di terreni inquinati. Il fatto poi che il salice radica facilmente e si riproduce x talea lo rende particolarmente adatto al consolidamento di frane e argini.

Il salice bianco in farmacia

Dalla corteccia di Salix alba L. si estrae l’acido salicilico, noto come principio attivo già nell’antico Egitto, citato da Erodoto, Ippocrate e diffuso fino ai Sumeri come rimedio per curare dolori e infiammazioni.

La storia dell’aspirina inizia nel 1824, quando il naturalista e chimico veronese Francesco Fontana isola una polvere di salice che cristallizza in aghi. Poco dopo viene identificata la salicina, che in soluzione acquosa dà reazione acida: nasce così l’acido salicilico.

Il principio attivo non è esclusivo del salice. Si trova anche in bacche come ribes e lamponi, nelle albicocche e nella Filipendula ulmaria, un tempo chiamata Spirea ulmaria. Era più facile ricavarlo da una pianta erbacea che dai salici e la spirea era già usata per aromatizzare birra, vino e persino dolci come la panna cotta. Il nome della pianta forma la parte centrale della parola a-spir-ina

Molecola di aspirinaNel 1860, Kolbe riesce a sintetizzare l’acido salicilico in laboratorio, riducendo drasticamente i costi. Nel 1897, due chimici della Bayer aggiungono un gruppo acetile alla molecola. La prima “a” di aspirina indica l’acetile, che riduce gli effetti collaterali gastrici. Il suffisso -ina segnala, secondo l’uso dell’epoca, un farmaco.

A livello biochimico, la molecola agisce sulle COX, le ciclossigenasi, enzimi chiave nei processi di infiammazione e dolore.

Il cerchio si chiude: dalla pianta usata per bastonare si può ricavare un farmaco per far passare il male e un ecosistema capace di ospitare nuova vita.


A chi vivesse dalle parti del Lago Maggiore, ricordo che sono una guida escursionistica ambientale e che racconto questo tipo di storie durante le mie passeggiate in natura!

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