Molte tradizioni riguardano i salici e oggi vedremo insieme come questi alberi siano stati associati a concetti differenti a seconda delle necessità e degli ambienti frequentati dalle persone che li utilizzavano. Vedremo soprattutto come mai i salici sono associati a emozioni contrastanti che spaziano dalla gioia al dolore.
Siamo nella parte invernale dell’anno, proseguiamo quindi a trattare specie vegetali connotate da emozioni cupe. Il più famoso dei salici è il piangente, che possiamo incontrare facilmente in una passeggiata lungo un corso d’acqua e riconoscere grazie ai rami molli, flessibili e ricadenti.
Il salice piangente
Le storie legate a questa pianta da noi sono poche perché il salice piangente (Salix babilonica L.) arriva in Europa solo nel 1692, importato dalla Cina. Il nome latino è fuorviante: Carl Linnaeus si ispira ai salici dei giardini di Babilonia citati nel salmo 137, quelli a cui gli Ebrei in esilio, tristi e sconsolati, appesero le arpe. Per la tradizione ebraica, il salice è un albero che evoca felicità, perché cresce vicino all’acqua. Per un popolo abituato all’aridità del deserto, la presenza costante di acqua dolce è simbolo di fecondità, vita beata e paradisiaca. Stare sotto i salici altrui però non rende felici.
Il salmo esprime sia nostalgia per la patria lontana che desiderio di vendetta (l’ultimo verso definisce beato chi avesse sfracellato sulla pietra i bambini degli oppressori). Questa dialettica violenta non lascia spazio alla pace. In quest’ottica si può essere solo oppressi o oppressori, non c’è altra scelta.
Un salice che si comporta in modo aggressivo lo abbiamo in Harry Potter. Il whiping willow diventa whomping (sbatacchiatore). Il nome dell’albero era stato tradotto in italiano con platano picchiatore, tradendo la sua identità botanica a favore di una allitterazione. Nella nuova traduzione abbiamo un salice schiaffeggiante.
Il dolore può guarire
Il salmo 137 ha ispirato i versi del Nabucco di Verdi, che divenne l’inno con cui gli italiani risorgimentali esprimevano il fastidio per l’oppressione austriaca. Verdi compone le note del Va, pensiero dopo aver perso sia la moglie che due figlioletti. Conosce bene l’effetto del lutto sulla creatività. Il suo dolore era talmente grande da togliergli ogni voglia di musica. Verdi riesce a superare questo stallo solo riconoscendosi nel dolore altrui, scrive così un pezzo che risuona di nostalgia per qualcosa che non c’è più, ma che trasforma l’emozione in virtù.
Va, pensiero, sull’ali dorate;va, ti posa sui clivi, sui colli,ove olezzano tepide e mollil’aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,di Sionne le torri atterrate.O, mia patria, sì bella e perduta!O, membranza, sì cara e fatal!
Arpa d’or dei fatidici vatiPerché muta dal salice pendi?
Sappiamo che Salix babilonica L. non viene affatto dalla Mesopotamia e non cresceva né sulle rive dell’Eufrate, nei giardini pensili di Babilonia. Lì c’erano sì dei salici, ma di altre specie. Linneo quindi ha dato un nome “sbagliato” a un albero?
Linneo non si chiese da dove venivano i salici, si limitò ad assegnare un nome a una specie. Lo fece incorporando un’idea molto diffusa al suo tempo. Il naturalista e grande esploratore Von Humbolt diede l’avvio alla fitogeografia solo dopo che gli studiosi ebbero adottato la nomenclatura binomia di Linneo, riferita a specie ben descritte e definite.
I salici nel mondo greco e romano
Nel mondo greco il salice era consacrato a Persefone, regina dell’oltretomba e le porte dell’Ade sono decorate da salici e pioppi. Omero definisce il salice “l’albero che perde i frutti” perché i suoi semi sono minuscoli e poco vistosi. In realtà il salice fruttifica in modo da favorire la dispersione. I suoi semi sono racchiusi in capsule con peli cotonosi che aiutano il vento a trasportarli lontano dalla pianta madre.
Plinio il Vecchio consiglia una pozione di foglie di salice per smorzare gli ardori sessuali ed esorta alla castità. Il salice è tradizionalmente considerato anafrodisiaco.
Il salice era presente nei culti orgiastici delle dee lunari. I testi parlano di letti di foglie di salice su cui sdraiarsi durante le feste. In questo caso credo si tratti di favorire l’estasi senza preoccuparsi di future gravidanze.
A chi vivesse dalle parti del Lago Maggiore, ricordo che sono una guida escursionistica ambientale e che racconto questo tipo di storie durante le mie passeggiate in natura!

















