San Guinefort è un cane e nasce nella Francia rurale del XIII secolo.
È un levriero e cresce in casa, accompagnando il signore nelle battute di caccia e si guadagna così accesso alla parte interna dell’abitazione.
La sua devozione e il suo istinto combattivo lo spingeranno ad attaccare e uccidere un serpente che si era intrufolato nella stanza dell’ultimo nato della famiglia. Nella lotta, Guinefort ribalta la culla in cui il bambino dormiva e il padre, rientrato in casa, lo trova con le zanne sporche di sangue. Il bimbo non si trova, il padre non ci pensa due volte, sguaina la spada e uccide il cane. Solo a mente fredda ritrova il bimbo, tranquillamente addormentato sotto la sua copertina, e nota il serpente sbranato. Si rende conto dell’errore e decide di dare sepoltura al martire segnando il punto della tomba con un arbusto.
La storia circola velocemente e presto la tomba diventa un luogo di devozione. Il cane assume il ruolo di intercessore, protettore dell’infanzia e martire innocente. Le madri portano i figli malati presso il sepolcro, accendono candele, legano nastri agli alberi e sperano in guarigioni miracolose.
I bambini scambiati
La Francia rurale del XIII secolo è una società agricola segnata da epidemie, carestie e altissima mortalità infantile. Vicino Lione, nella regione della Dombes tra stagni e foreste umide, le famiglie vivono di allevamento e piccoli campi. I bambini hanno febbri improvvise, convulsioni, difficoltà nello sviluppo e malformazioni che generano angoscia nei genitori. Se il bambino appare diverso, irritabile o silenzioso, la comunità individua una causa soprannaturale. Il piccolo sano è stato rapito dalle fate, che hanno lasciato al suo posto un esserino macilento che gli assomiglia moltissimo. I genitori devono ingegnarsi per scambiare di nuovo le due creature e riavere il figlio sano.
I metodi per riavere un figlio in salute, come maltrattare il Changeling per spingere la madre fata a riprenderselo, oggi ci appaiono assurdi. Si arrivava fino a immergere il bambino nelle acque gelate dei fiumi. Gli esiti possibili erano due: o il bambino moriva, o guariva.
La risposta della Chiesa
La venerazione di un cane sfugge al controllo episcopale e sottrae fedeli all’autorità ecclesiastica. L’ordine domenicano osserva con attenzione questi fenomeni e Stefano di Borbone raccoglie testimonianze nel Tractatus de diversis materiis predicabilibus. Descrive il culto come superstizione pericolosa e come deviazione dall’ortodossia.
Stefano ordina la distruzione del santuario, fa esumare e bruciare le ossa dell’animale. Non riesce però a fermare la devozione popolare, che continuerà a rivolgersi a san Guinefort quando sentirà il bisogno di proteggere un bambino.
Se ti interessano leggende medievali con santi sauroctoni, ne parlo ogni anno in occasione della Giornata del drago, alla fine di aprile.
















