Il Royal Pavilion di Brighton ospita fino al 1° novembre 2026 DRAGONS, una mostra progettata apposta per valorizzare l’edificio che la ospita.
I draghi erano già presenti da molto prima che degli allestitori contemporanei decidessero di sfruttarli. Sono scolpiti, dipinti, dorati, nascosti nelle decorazioni e perfino sospesi sopra la testa dei visitatori. La mostra parte proprio da questa fauna fantastica e la trasforma in un’esperienza da esplorare. Si cercano uova, si seguono tracce, si ascoltano ruggiti nelle sale, si osservano draghi riflessi negli specchi e si può perfino entrare nella bocca di un drago.
Quando il museo diventa un gioco
Gli organizzatori hanno evitato di trattare l’edificio come un semplice contenitore per una mostra. Hanno trasformato il palazzo stesso nell’oggetto da esplorare. La Great Dragon Count invita, per esempio, a contare i draghi disseminati nelle diverse sale. Per riuscirci bisogna scrutare soffitti, mobili, porte, lampadari e decorazioni che durante una visita tradizionale passerebbero inosservate. La caccia al tesoro modifica quindi il comportamento del visitatore: rallenta il passo e dirige l’attenzione verso i dettagli.
A questo livello di gioco si sovrappongono visite guidate dedicate ai draghi e sessioni di storytelling nella Music Room. Il programma comprende inoltre incontri con i curatori, attività di disegno, laboratori e persino una serata di Dungeons & Dragons. Ogni attività usa lo stesso patrimonio storico da un’angolazione diversa. Una volta iniziata la caccia, il visitatore impara che anche una modanatura, una porta o la venatura di un pannello possono nascondere qualcosa che vale la pena trovare.
Il fascino dei draghi orientali
Il Royal Pavilion brulica di draghi perché queste creature erano di gran moda al tempo della sua progettazione. Il palazzo nacque dalla passione del futuro re Giorgio IV per Brighton e il lusso. Henry Holland trasformò la residenza del principe nel Marine Pavilion, poi nel 1815 John Nash iniziò la grande metamorfosi che produsse l’edificio attuale, con cupole, minareti e pinnacoli sostenuti anche da una nuova struttura in ghisa. Gli interni furono affidati soprattutto a John e Frederick Crace e a Robert Jones. Porcellane cinesi, carte da parati, smalti di Canton, tessuti e libri illustrati fornirono un repertorio di colori e creature fantastiche di ispirazione orientale.
I draghi abbondavano. Undici esemplari alati e dorati reggevano lanterne nella Yellow Drawing Room. Nella Red Drawing Room creature quasi invisibili emergono ancora oggi dalle venature dipinte nei pannelli di finta radica. Un enorme drago domina invece il celebre lampadario della Banqueting Room.
Informazioni per la visita
Una sezione dedicata del palazzo ospita un percorso strutturato in modo classico, con pezzi orientali esposti in bacheche e pannelli esplicativi. L’esposizione temporanea tratta le diverse tradizioni europee e asiatiche, si chiama Fire and Water: Dreaming of Dragons, e la troverete nella Prince Regent Gallery.
Il sito ufficiale di DRAGONS raccoglie programma e informazioni per la visita.















