Ci vuol più coraggio a uccidere o a baciare un drago?
Le storie a cui siamo abituati ci propongono quasi sempre l’eroe ben armato che risolve il problema menando il mostro. L’eroe ha un’unica possibilità per affrontare il conflitto: essere fisicamente più forte, agile e bravo nel combattimento.
Al massimo, in qualche leggenda gli viene concessa l’intelligenza per imbrogliare il drago prima del combattimento. L’eroe può nascondere la lama della sua spada dentro una pagnotta oppure può adescare il mostro e farlo uscire dalla tana con un secchio di latte. In ogni caso, alla fine bisogna far ricorso alla forza muscolare.
Il coraggio di dare un bacio
In passato non è sempre stato così.
Lucia Graziano di Una penna spuntata racconta nel suo blog diverse storie di valorosi cavalieri che compirono l’impresa in un modo alternativo. Oggi vedremo il Lanzelet, romanzo tedesco del XII secolo di Ulrich von Zatzikhoven, in cui Lancillotto si trova davanti un drago barbuto che vuole essere baciato.
Ora, un cavaliere in armatura da battaglia deve togliersi l’elmo per posare le labbra sul muso di un mostro. Privarsi delle protezioni davanti a una creatura che può azzannarti, avvelenarti o incinerirti richiede coraggio. Lancillotto si rende vulnerabile e sa che in quel momento, con quel gesto, lui ha la possibilità di morire.
Ha coraggio perché decide di rischiare la vita per compiere l’impresa.
L’eroismo amoroso di Lancillotto viene ripagato e la maledizione che imprigionava la fanciulla nelle spoglie del drago svanisce. Il drago appena baciato vola a tuffarsi nelle acque di un lago da cui emerge la bellissima Eloidia.
La maledizione della fanciulla
Il lettore scoprirà poco dopo che nella terra d’origine della ragazza tutte quelle che rifiutavano le avances degli uomini finivano per diventare mostri. L’autore (che a questo punto ritengo faticasse a rimorchiare) ci teneva particolarmente a incoraggiare le donne a concedersi senza far troppo le schizzinose.
La punizione riservata a Eloidia per il sua reticenza a concedersi la fa diventare un drago barbuto. Brutta e pelosa! Proprio quello che gli uomini non gradiscono nelle donne!
Ora lasciatemi dire due parole sui peli. Essi spuntano alla pubertà e aiutano a distinguere le bambine dalle donne adulte. Un maschio che preferisca portarsi a letto una femmina senza peli sta selezionando un carattere che indica l’età, più che la bellezza. Vuole una persona giovane, sottomessa, obbediente, disposta a modificare il suo corpo pur di essere accettata.
La storia di Lancillotto, quindi, ci dice che lui è “di bocca buona” e non disdegna di trastullarsi con “femmine di seconda scelta”. Questo non vuol dire che lui sia un “morto di figa” che si accontenta di chiunque gli capiti a tiro “basta che respiri”. In questo caso l’autore evidenzia che la sua abilità amatoria è così sviluppata da far tornare gradevole anche una donna che non lo era “perché non aveva un’adeguata vita sessuale”.
Far l’amore o far la guerra?
Lancillotto è degno di lode e memoria per le sue abilità cortesi. È un amante che trasforma la partner. Approvo la versione salvifica dell’eroe che rislolve i problemi scopando invece che combattendo? Potremmo vederci un “fate l’amore, non la guerra” ante litteram? Un mio vecchio professore di scrittura approverebbe senz’altro e a prima vista sarebbe anche interessante esplorare questa modalità. Quel che la società di oggi spero rifiuti è il mostrare una donna non conforme alle aspettative maschili mentre viene rimessa al suo posto. Non mi piace nemmeno che lo sforzo di cambiare per andare d’accordo lo debba fare una sola persona della coppia. L’episodio in cui Lanzelot bacia Eloidia in forma di drago a me sembra la versione medievale de La bisbetica domata di Shakespeare, opera che ho letto e studiato con enorme fastidio.
Nelle leggende italiane abbiamo un caso simile con la principessa di Castel Rafenstein, in Alto Adige, che però non si ritrasforma in essere umano. Visto il destino delle precedenti fanciulle, piegate, manipolate, oppresse e costrette a obbedienza, sono contenta per lei. Meglio drago, che moglie!
Cavaliere di giorno, eroe di notte
Il Lancillotto di Ulrich von Zatzikhoven non si innamora della regina Ginevra, la moglie di re Artù. Il protagonista del Lanzelot ha una lunga serie di avventure amorose e finisce a letto con un sacco di fanciulle. Spesso i padri delle ragazze non gradiscono di trovare il cavaliere di ventura in camera della figlia e si arriva al duello, vinto ovviamente dall’eroe. Le fanciulle venivano quindi sposate affinché l’eroe potesse ereditare i beni di famiglia e poco dopo abbandonate. Il richiamo dell’avventura non poteva essere ignorato! Bastava spostarsi di qualche giorno di viaggio per trovare altre gonne sotto cui infilarsi e l’avventura ricominciava!
Avrete intuito che mostrar Lanzelot dopo una notte di piaceri ancora in grado di brandir la spada con successo solleticava le fantasie dei lettori del romanzo. Lanzelot è il supereroe con un lenzuolo per mantello.

















