Nel mito greco, Lamia era una discendente di Posidone di incredibile bellezza e regina di Libia. La nobile parentela non la protesse dalle mire amorose di Zeus. I due ebbero una lunga relazione, dalla quale nacquero numerosi figli.
Le scappatelle di Zeus non durano mai a lungo e non finiscono bene. Anche stavolta Era scoprì la tresca e reagì con una vendetta feroce: uccise tutti i figli di Lamia, tranne Scilla e Sibilla. Non contenta di ciò, inflisse una pena aggiuntiva: impedì alla donna di addormentarsi, affinché rivedesse continuamente lo scempio dei corpi uccisi dei suoi amati figli. Zeus, che ormai non la frequentava più e stava già pensando di insidiare altre donne, intervenne con un ultimo dono. Concesse a Lamia il potere di cavarsi gli occhi dalle orbite per avere una piccola tregua al suo dolore.
La trasformazione in mostro
Il dolore travolse Lamia e ne trasformò la natura. Da madre amorevole divenne una creatura che aggrediva i figli degli altri, divorandoli senza potersene mai saziare. Il suo corpo, da bellissimo e armonioso, si deformò in mostro con la bocca enorme. Divenne capace di inghiottire bambini interi, come fanno i serpenti con le loro prede. Infine, Lamia si moltiplicò e riempì il mondo di lamie, tutte affamate come lei.
Orazio, nell’Ars poetica, offre una speranza di salvezza: è possibile salvare i bambini mangiati dalle lamie, tagliando le loro pance! Sarà possibile estrarre i piccini ancora vivi (non masticati) dalle viscere del mostro. Nella versione dei fratelli Grimm, è un cacciatore a salvare Cappuccetto Rosso squarciando col suo coltello la pancia del lupo.
Con il passare dei secoli, Lamia divenne un essere capace di insidiare anche i giovani uomini. Li attirava con le sue arti da seduttrice per poi ingoiarli. Prese anche l’aspetto di rettile, con coda squamosa.
I piccoli fiori col suo nome
Le piante della famiglia delle Lamiaceae hanno tutte un fiore che “mangia gli insetti”. Il nettare è nascosto in profondità, in fondo alla corolla. I petali superiori sono fusi a formare un ombrello che protegge gli stami, mentre quelli inferiori sono una comoda pista di atterraggio per facilitare l’arrivo degli insetti. I visitatori ideali sono i bombi, abbastanza pelosi da infilarsi nella “bocca” del fiore e uscirne cosparsi di polline. La pianta offre il nettare zuccherino agli insetti in cambio del servizio di impollinazione. I bombi più grandi però hanno trovato un modo di barare: mordono il calice o la base della corolla e accedono al nettare senza passare dall’ingresso a caricarsi di polline.
Dopo la fioritura, il Lamium offre in pasto i suoi frutti alle formiche. I semi hanno una appendice (elaiosoma) molto nutriente per le formiche. La parte commestibile però non si stacca facilmente dal resto e quindi le formiche trasportano tutto insieme nei loro nidi. Qui consumano la parte appetibile e abbandonano il resto in un ambiente fertile, dove il seme del Lamium può germinare.
A chi vivesse dalle parti del Lago Maggiore, ricordo che sono una guida escursionistica ambientale e che racconto questo tipo di storie durante le mie passeggiate in natura!
Il prossimo appuntamento con le fate dei fiori sarà il 18 aprile e parleremo di narcisi.















