A Torino c’è una famosa casa dei draghi, nota per le statue che decorano il portone di ingresso e reggono i balconi del secondo piano.
Le due guardie, una cariatide e un telamone, sono viverne rampanti, rappresentate con gli attributi classici: zampe da leone, ventre piastrato, muso di cane e orecchie da cavalluccio marino. La femmi a, a sinistra dell’ingresso, ha tante mammelle e dal loro volume si capisce che sta allattando una cucciolata numerosa. Le ali hanno una struttura ibrida tra il patagio dei pipistrelli e la segmentazione del carapace delle aragoste (che si vede bene sulla coda). Si notano inoltre cerchi decorativi, eredità della credenza medievale che associava i draghi alla peste bubbonica, motivo iconografico presente anche nei secoli precedenti per esempio nel San Giorgio e il drago di Paolo Uccello.
Lo stile della casa dei draghi è un misto tra neogotico e liberty ed in entrambi questi stili i draghi hanno un posto di rilevo. I doccioni di pietra abbondano nell’architettura neogotica (pensate ai gargoyle di Gotham City) e l’Art Nouveau intreccia nostalgie medievali e dettagli naturalistici. Il drago incarna molto bene queste due tensioni. Creatura dei bestiari e delle leggende, nota a tutti per essere una bestia grande e muscolosa, serve a celebrare una vittoria. In questo caso specifico si festeggia la fine della Prima Guerra Mondiale.
Il drago da guardia
La guerra è finita. Il nemico (il drago) è stato sconfitto, la sua forza domata e il suo posto, da adesso in avanti, è sulla soglia della casa, a difesa dei confini. La soglia è un punto di passaggio delicato, luogo di transizione tra interno ed esterno. Affidarla a un drago significa scegliere un guardiano che unisce forza, intelligenza e memoria mitiche. Il drago è leggendario, quindi immediatamente riconoscibile; è potente, quindi autorevole; è integrato in una funzione, quindi rassicurante. Diventa il segno visibile di uno spazio protetto e abitato da persone più forti del drago.
La corda che si vede sul fregio non è, in questo caso, un “guinzaglio” ma è un omaggio alla casa regnante: i Savoia. Il nodo a forma di 8, noto come nodo Savoia, serve a impedire alle corde di sfilarsi dagli occhielli e può essere usato come aiuto quando ci si arrampica. In questo caso è un elemento decorativo e omaggia la famiglia reale.
Torino e i draghi
Questa lettura dialoga con una tradizione simbolica profondamente radicata a Torino. La storia dello stemma di Torino, in cui il toro sconfigge un drago, mette in scena lo stesso confronto tra animale civico e creatura mostruosa. Il drago resta parte del racconto come antagonista necessario, misura della forza vincente. La Casa dei draghi riprende questo immaginario e lo rielabora in chiave moderna, inserendo il mostro in un racconto architettonico. Il drago diventa così un segno colto, comprensibile a chi conosce i bestiari medievali e a chi, nel Novecento, cerca nel mito una grammatica per raccontare il trauma della guerra e il bisogno di sentirsi forti e protetti affinché l’orrore non si ripeta.
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