La biscia lattona è un serpente che in molte leggende italiane entra furtivamente nelle stalle e ruba il latte.
La tecnica che usa è piuttosto articolata: Il serpente si affaccia in silenzio, striscia fino alle zampe delle vacche e le immobilizza con le sue spire. Ricordiamo che già Plinio scriveva che la forza del drago è nella coda! Infine si attacca alle mammelle e si nutre del latte destinato ai vitelli o ai casari.
Si tratta di un animale fantastico che affama le famiglie contadine. Il danno economico è lento, prolungato nel tempo e difficile da distinguere da altre possibili cause. La biscia lattona è a tutti gli effetti un capro espiatorio in caso di malnutrizione.
L’habitat della biscia lattona
Se ragioniamo dal punto di vista naturalistico, le stalle attirano serpenti perché sono ambienti dove i predatori trovano le loro prede: i topi.
Una colonia di roditori ha un vantaggio nel nidificare vicino agli animali allevati dall’uomo perché trova riparo, cibo e materiali per imbottire il rifugio in abbondanza. Per di più, molti umani reagiscono alla vista di un serpente attaccandolo e assumono quindi il ruolo di “grandi protettori” nei confronti dei topi.
In Italia si addita spesso il cervone come colpevole. Questo serpente è un abile arrampicatore, può raggiungere grandi dimensioni e va a caccia di giorno, tutte cose che facilitano l’avvistamento. Uno dei nomi popolari di Elaphe quatuorlineata è pasturavacche. La parola potrebbe venire dall’abbreviazione di “pastoia per vacche“, riferendosi alle corde con cui si legavano le zampe degli animali per impedire loro di allontanarsi. In questo caso sarebbe il cervone, serpente lungo e flessibile, ad annodarsi alle zampe.
Le contromisure da adottare
La ricerca del latte da parte di un rettile è credenza diffusa e in molte storie si arriva fino a far salire il serpente sui giacigli dove le madri allattano i propri figlioletti. La biscia lattona si nutre di notte, quando la donna si assopisce durante la poppata. Per prima cosa l’astuta ladra tranquillizza il poppante mettendogli la coda in bocca a mo’ di ciuccio. Poi si serve al capezzolo libero.
La famiglia nota, dopo un po’ di tempo, che i bambini deperiscono invece di crescere, senza una ragione evidente. Si cerca quindi una causa sovrannaturale e da qui, oltre al furto di latte, si arriva anche alle leggende con i bimbi delle fate. Secondo la tradizione popolare i neonati umani, sani e floridi, vengono scambiati in culla con dei changeling, grinzosi e malaticci. Le fate sperano che le famiglie umane assistano e curino i loro piccoli macilenti. Le madri restano però sempre nei paraggi e per questo è possibile riavere il bimbo umano maltrattando quello delle fate. Bisogna farlo piangere forte in modo da costringere la fata a riprenderselo (cuore di mamma!).
In entrambi i casi si consiglia di rivolgere una preghiera a san Guinefort, il cane che ha ucciso un serpente che si era intrufolato nella culla di un lattante.
Se ti interessano leggende medievali con santi sauroctoni, ne parlo ogni anno in occasione della Giornata del drago, alla fine di aprile.













