Il verme della morte mongolo

vermi della morte che guardano DUNE in TVIl verme della morte è una creatura leggendaria che forse vive sotto le sabbie del deserto del Gobi, in Mongolia. Il suo nome locale, olgoi-khorkhoi, viene spesso tradotto come “verme-intestino”, per la sua  forma tozza e il colore rossastro che ricordano le budella. Secondo i racconti raccolti nel Novecento, sarebbe lungo circa sessanta centimetri e privo di zampe. La pericolosità deriva dal veleno presente sulla pelle: così potente da uccidere la persona che decidesse di maneggiarlo senza precauzioni. Altre fonti gli assegnano capacità ancora più spettacolari: potrebbe sputare veleno corrosivo oppure produrre scariche elettriche.

La creatura entrò nella letteratura occidentale grazie all’esploratore e paleontologo statunitense Roy Chapman Andrews. Nel libro On the Trail of Ancient Man, pubblicato nel 1926, Andrews raccontò un incontro avvenuto quattro anni prima con alcuni funzionari mongoli. Le autorità gli chiesero di catturare un esemplare di verme della morte durante le sue spedizioni. Nessuno dei presenti dichiarò di averlo visto, eppure tutti sembravano conoscerne perfettamente l’aspetto. Andrews accettò, con scarso entusiasmo scientifico. Come aveva previsto, non trovò alcun esemplare corrispondente alla descrizione del verme. Questa potrebbe però essere stata una profezia che si autoavvera: non credo che il risultato sia possibile, quindi non spendo energie per ottenerlo.

Il criptide che nessuno riesce a catturare

Il verme della morte occupa una posizione perfetta nel catalogo della criptozoologia. Vive in un territorio vastissimo e scarsamente popolato, appare raramente e si nasconde sotto terra. Ogni fallimento può quindi alimentare il fascino del mostro: l’animale era altrove, la stagione era sbagliata oppure le vibrazioni della spedizione lo avevano allertato, dandogli modo di nascondersi.

Ivan Mackerle legge DUNEL’esploratore ceco Ivan Mackerle lo cercò nel 1990 e nel 1992. Per attirarlo costruì un dispositivo capace di percuotere ritmicamente il terreno. L’idea l’aveva letta in un libro di fantascienza, Dune, dove i Fremen usano un martellatore per richiamare i giganteschi vermi delle sabbie di Arrakis. Gli animali associano la vibrazione ai movimenti di una possibile preda e si avvicinano per nutrirsene. Mackerle provò a evocare il verme con diversi tipi di percussioni, arrivando fino a piccole cariche esplosive. Nemmeno i suoi sforzi produssero risultati. Nel 2004 Mackerle decise di fare un ultimo tentativo e sorvolò il deserto con un ultraleggero. Come pensasse di trovare un verme di 60 cm dal cielo, non lo so. 

Nel 2005 Richard Freeman e il Centre for Fortean Zoology organizzarono una nuova spedizione. Intervistarono testimoni e perlustrarono le zone indicate, senza ottenere prove verificabili. Le ricerche hanno prodotto racconti, documentari e nuove varianti della leggenda. Abbastanza da rivendere una storia che il pubblico è disposto ad ascoltare. Gli appassionati di criptozoologia adottano volentieri il principio di precauzione secondo il quale l’assenza di prove non è prova dell’assenza. Non lo abbiamo ancora trovato, ma crediamo ci sia e continueremo a cercarlo.

Da un rettile reale a un mostro elettrico

Una possibile spiegazione sull’origine della leggenda chiama in causa l’Eryx tataricus, un boa delle sabbie dell’Asia centrale. Ha corpo robusto, testa poco distinta dal collo e abitudini fossorie. Il comportamento di questo animale potrebbe combaciare con alcune descrizioni del verme della morte, ma non include il veleno o le scariche elettriche. Sono stati proposti come modello ispiratore anche rettili fossori simili alle anfisbene. La loro presenza nel Gobi dovrebbe comunque essere dimostrata.

I vermi delle sabbie di Dune sono l’elaborazione contemporanea di antiche leggende? Non abbiamo prove che l’olgoi-khorkhoi abbia ispirato direttamente Frank Herbert. Sappiamo invece che il romanzo influenzò il modo in cui Mackerle cercò il criptide. La fantascienza fornì uno strumento alla criptozoologia, la spedizione trasformò quello spunto narrativo in un esperimento reale.

Il verme della morte continua così a muoversi nel suo ambiente più favorevole: lo spazio immaginario del folklore.

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