Il letargo dei draghi è, alle nostre latitudini, una necessità fisiologica. I draghi europei sono animali ectotermi e quando le temperature scendono sotto una soglia critica, il loro metabolismo diventa inefficiente. A peggiorare lo scenario, l’inverno riduce drasticamente la disponibilità di prede. Gli ungulati selvatici sono più magri e più guardinghi, il bestiame domestico passa la stagione ben protetto, nelle stalle e gli esseri umani si rintanano volentieri davanti al loro caminetto.
Alcune specie di drago risolvono il problema migrando. Possono farlo le specie dotate di ali grandi, ossa leggere e un profilo aerodinamico adatto a lunghi spostamenti. Non tutti i draghi europei possiedono queste caratteristiche. I draghi massicci, serpentiformi o fortemente territoriali non possono permettersi la migrazione. Per loro, il letargo è l’unica strategia che garantisce la sopravvivenza. Riducendo l’attività, il drago attraversa la stagione fredda consumando il minimo indispensabile di energia, restando nascosto in grotte o sotterranei con forte inerzia termica. La temperatura di una tana abbastanza profonda rimane costante ed è pari alla media annuale registrata all’esterno.
Letargo e brumazione: le differenze di cui tenere conto
Quando un mammifero va in letargo, la sua temperatura corporea scende attivamente e il sonno è molto profondo. Nella brumazione dei rettili, invece, la temperatura del corpo del drago segue quella dell’ambiente. Se la tana si scalda, anche il metabolismo reagisce. A coniare la parola fu lo zoologo californiano Wilbur Waldo Mayhew e si ispirò a bruma, che in latino significa solstizio d’inverno. Noi oggi usiamo la parola per indicare una foschia fredda e ne abbiamo anche esteso il significato alla languida spossatezza che segue le feste di Natale e Capodanno.
Il drago in brumazione non è incosciente, resta vigile e attento a ciò che succede intorno a lui. Il suo sonno è leggero, e anche durante i sogni la creatura resta sensibile alle vibrazioni, agli odori, ai cambiamenti di pressione nel suo ambiente. Un drago in brumazione ha bisogno di alzarsi per bere, di tanto in tanto. Spesso si muove per cambiare posizione, e, quindi, può reagire prontamente a un’intrusione.
Digiuno forzato e conservazione delle prede
Durante la brumazione, la digestione è praticamente ferma perché è un processo che richiede energia, che in questo periodo dell’anno scarseggia e va conservata. Un drago non può digerire un pasto in questo stato. Se andasse a dormire senza aver completato l’assimilazione del suo ultimo pasto, il cibo gli fermenterebbe nello stomaco, diventando tossico. Ecco perché l’avventuriero che entrasse nella tana di un drago in inverno non verrebbe divorato.
Ucciso sì, senza problemi, ma non può essere mangiato. Non può nemmeno essere lasciato a putrefarsi sul pavimento: i miasmi attirerebbero parassiti e rovinerebbero il comfort del rifugio. La soluzione è conservarlo.
Qui entra in gioco il soffio ghiacciato. Nei draghi europei che devono svernare in ambienti freddi, il respiro gelido serve a mantenere la carne fresca e commestibile fino al risveglio primaverile. Il drago congela la preda e la conserva come scorta. Quando il drago esce dal letargo, affamato e metabolicamente riattivato, quella carne diventa la sua prima colazione.

















