I draghi di Robledo occupano le volte della chiesa dell’Asunción de Nuestra Señora, a Robledo de Chavela, un paese tra le montagne a ovest di Madrid.
I pittori sfruttarono i costoloni di pietra delle volte a crociera stellata come parte del corpo degli animali. Ogni drago sembra stare a cavalcioni sull’arco: la testa da un lato, il profilo del dorso dall’altro. Le creature si dispongono in coppie e si allontanano dalle chiavi di volta, come se scivolassero lungo una grande ragnatela di pietra.
Non vediamo corpi completi costruiti secondo un’anatomia coerente. Emergono soprattutto teste, colli e schiene irte di spine. Le fauci spalancate mostrano denti appuntiti e grandi zanne. Gli occhi sono rotondi, evidenziati da contorni scuri, e lo sguardo fisso e vigile. Alcuni esemplari possiedono grandi orecchie appuntite, corna, creste seghettate e appendici che ricordano pinne. Le zampe, quando sono visibili, terminano con artigli simili a quelli di un felino.
Sono quasi ottanta, dipinti intorno al 1500, durante la trasformazione tardogotica dell’edificio. Per secoli rimasero nascoste sotto uno strato di calce, fino alla loro recente riscoperta durante i restauri.
La tavolozza cromatica spazia dai rossi terrosi, all’ocra, fino al verde e al nero, stesi a secco sopra uno strato di gesso. Le figure risaltano su un fondo decorato con linee nere, tracciate per imitare blocchi di pietra regolari. La loro posizione crea un effetto sorprendente: lo scheletro architettonico della chiesa diventa un caleidoscopio di draghi.
Il simbolo del drago nel 1500
All’inizio del XVI secolo il drago cristiano veicolava soprattutto un valore negativo. Poteva rappresentare il demonio, il peccato, l’idolatria, il caos o una forza ostile sconfitta dai santi. L’immaginario derivava dalla Bibbia, dalle vite dei santi e dai bestiari, che mescolavano tradizioni classiche, pochissime osservazioni sugli animali e moltissime interpretazioni morali.
Questo significato generale non permette però di spiegare con certezza la scelta di Robledo. Le pitture non illustrano il combattimento di san Giorgio, molto amato in Spagna. I draghi non vengono calpestati da una figura sacra e non partecipano a una scena narrativa. Formano invece una popolazione ripetuta, inserita nell’architettura.
Potrebbero rappresentare il male relegato ai margini dello spazio sacro, dominato dalla struttura della chiesa. Potrebbero avere una funzione apotropaica, cioè usare immagini minacciose per tenere lontane altre presenze pericolose. È anche possibile che costituissero una decorazione spettacolare legata alle abitudini di una bottega attiva nella zona. Raffigurazioni simili, anche se meno numerose, compaiono infatti nelle chiese di Villalbilla e Villa del Prado. Le fonti ufficiali definiscono il ciclo di Robledo eccezionale soprattutto per il numero e le dimensioni delle creature.
Il festival dei Dragones de Robledo
Oggi questi animali sono diventati un simbolo culturale del paese. Il festival Dragones de Robledo, Festival de Artes y Patrimonio, nato nel 2018, costruisce intorno alle pitture un programma di visite, musica, letteratura, laboratori e arti visive.
L’ottava edizione si svolgerà dal 7 al 9 agosto 2026. Il programma comprende visite guidate ai draghi della chiesa, racconti a lume di candela, laboratori poetici e artistici, un concorso di pittura rapida e diversi concerti. Il patrimonio medievale diventa così il punto di partenza per nuove forme di memoria e manutenzione collettiva dell’identità locale.















